Archeologia industriale in Italia: i villaggi operai

I villaggi operai raccontano di un esperimento economico e sociale che ha caratterizzato il processo di industrializzazione a cavallo tra Ottocento e Novecento

I villaggi operai sono un indubbio argomento di fascino nell’ambito dell’archeologia industriale per i loro molteplici aspetti che coinvolgono dalla storia economica a quella sociale, dall’urbanistica all’architettura, dalla scienza della tecnica finanche alla geografia.

In Italia i villaggi industriali prendono forma negli ultimi decenni dell’Ottocento ispirandosi ai modelli inglesi e francesi. Scopriamo insieme alcuni dei più bei villaggi operai in Italia.

Leggi tutti gli approfondimenti sulla storia e le origini dei Villaggi Operai.

Vedi il video sul Villaggio operaio Crespi D’Adda 

1 Villaggi operai – Crespi d’Adda, ingresso Fabbrica – Courtesy of Vincenzo del Franco

Crespi d’Adda - Ingresso centrale del cotonificio di Crespi d’Adda edificato per volere di Cristoforo Benigno Crespi a partire dal 1876, dal 2013 di proprietà del Gruppo Percassi.

Il Villaggio operaio di Crespi d’Adda (BG), parte del Patrimonio UNESCO dal 1995, rappresenta la più importante testimonianza in Italia del fenomeno dei villaggi operai.

Fabbrica e villaggio di Crespi d’Adda furono realizzati a cavallo tra Otto e Novecento dalla famiglia di industriali cotonieri Crespi, quando in Italia nasceva l’industria moderna.

Il Villaggio Crespi d’Adda è una vera e propria cittadina completa costruita dal nulla dal padrone della fabbrica per i suoi dipendenti e le loro famiglie. Ai lavoratori venivano messi a disposizione una casa con orto e giardino e tutti i servizi necessari: chiesa, scuola, ospedale, dopolavoro, teatro, bagni pubblici. In questo piccolo mondo perfetto il padrone “regnava” dal suo castello e provvedeva come un padre a tutti i bisogni dei dipendenti, dentro e fuori la fabbrica e “dalla culla alla tomba”, anticipando le tutele dello Stato stesso. Nel villaggio potevano abitare solo coloro che lavoravano nell’opificio, e la vita di tutti i singoli e della comunità intera “ruotava attorno alla fabbrica stessa”, ai suoi ritmi e alle sue esigenze.

2 Villaggi operai – Crespi d’Adda, interno Fabbrica – Courtesy of Walter Carrera per Associazione Crespi d Adda

Crespi d’Adda - Interno della fabbrica di Crespi d’Adda che, dopo alterne vicende imprenditoriali, smise definitivamente di funzionare nel 2003. Oggi la fabbrica è in attesa di essere del tutto recuperata a seguito dell’acquisto da parte dell’imprenditore Antonio Percassi.

3 Villaggi operai – Crespi d’Adda, la Fabbrica – Courtesy of Vincenzo del Franco

Crespi d’Adda - Capannoni del cotonificio di Crespi d’Adda arricchiti da elementi decorativi in cotto in stile medievale.

4 Villaggi operai – Crespi d’Adda, veduta panoramica capannoni – Courtesy of Marion Donandoni per Associazione Crespi d’Adda

Crespi d’Adda - Veduta dall’alto dei capannoni del cotonificio Crespi e del serbatoio d’acqua a servizio dell’intera comunità.

5 Villaggi operai – Crespi d’Adda, veduta panoramica veduta case operaie e servizi – Courtesy of Associazione Crespi d’Adda

Crespi d’Adda - Veduta panoramica di Crespi d’Adda con le case operaie disposte a scacchiera. Nello sfondo la chiesa del villaggio costruita su modello della chiesa di Santa Maria in Piazza di Busto Arsizio.

6 Villaggi operai – Villaggio Leumann, ingresso ex Cotonificio – Courtesy of Associazione Amici della Scuola Leumann

Villaggio Leumann - Ingresso dell’ex cotonificio del Villaggio Leumann. Il Cotonificio Leumann ha funzionato dal 1875 al 1972.

Il Villaggio Leumann di Collegno (TO) insieme al Cotonificio fu edificato tra il 1876 e il 1912 dall’imprenditore svizzero Napoleone Leumann per dare lavoro, sistemazione e servizi gratuiti alle maestranze qui impiegate che provenivano sia dalla precedente tessitura di Voghera, nell’Oltrepò pavese, sia dai comuni limitrofi a Collegno.

Il Villaggio Leumann venne concepito per essere del tutto autonomo. Le villette per gli operai e gli impiegati sono costruite su due piani e dotate di e orto-giardino. Accanto alle abitazioni vengono erette una serie di strutture assistenziali gratuite supportate da iniziative assistenziali (cassa malattia, cassa nuziale, cassa pensioni, liquidazione): il convitto per le operaie, il refettorio, l’edificio dei bagni, l’ambulatorio medico, il teatro, l’albergo Il Persico, l’ufficio postale, l’asilo nido, la scuola materna, la scuola elementare, la palestra, la chiesa di Santa Elisabetta, il circolo per gli impiegati e uno spaccio alimentare e la stazionetta. Tipicità del Villaggio Leumann è lo stile architettonico vernacolare di ispirazione svizzera: l’immagine idilliaca e pittorica degli chalet montani si traduce nell’uso smodato del legno e dei tetti cuspidati.

Il cotonificio ha continuato la propria attività produttiva fino al 1972 quando chiuse in parte i battenti (Tessitura) a seguito della grave crisi del settore tessile.

7 Villaggi operai – Villaggio Leumann, ex Albergo – Courtesy of Associazione Amici della Scuola Leumann

Villaggio Leumann - L’ex Albergo “Persico” è stato utilizzato per la mensa degli impiegati e come albergo. Alla chiusura del Cotonificio Leumann nel 1972 è divenuto sede del Comitato di Quartiere.

8 Villaggi operai – Villaggio Leumann, ex Convitto ora Biblioteca – Courtesy of Associazione Amici della Scuola Leumann

Villaggio Leumann - L’ex Convitto operaie, inaugurato nel 1906, ospitava le ragazze e le donne che lavoravano nel Cotonificio. Oggi il complesso centrale ospita la Biblioteca Civica, mentre i due laterali sono stati adibiti ad abitazioni.

9 Villaggi operai – Villaggio Leumann, particolare Casa Museo – Courtesy of Associazione Amici della Scuola Leumann

Villaggio Leumann - Particolare di casa operaia oggi adibita a Casa Museo, interno.

10 Villaggi operai – Schio, la fabbrica Francesco Rossi e la Fabbrica Alta viste da Viale Petitti di Roreto – Courtesy of Sassi Editore

Schio – La “Francesco Rossi” e la “Fabbrica Alta” viste da Viale Petitti di Roreto. Lo stabilimento Francesco Rossi fu eretto nel 1849, mentre la Fabbrica Alta negli anni 1862-63.

La città di Schio, in provincia di Vicenza, è nota per essere divenuta intorno al 1870 la capitale dell’industria tessile nazionale, tanto da meritarsi l’appellativo di Manchester d’Italia. Grazie alla dirompente personalità dell’imprenditore Alessandro Rossi, che ne costituì la civitas, ossia il modello socio-culturale imperniato su una sorta di capitalismo “paternalistico”, Schio divenne uno dei principali poli produttivi d’Europa.

L’avvio della grande impresa tessile si deve a Francesco Rossi (1782-1845), già procuratore di lane nell’Alto Vicentino. A testimoniare la magnificenza dell’azienda restano i due edifici maggiori, disposti a “elle” rispetto al vasto cortile interno, un tempo occupato dai numerosi reparti del Lanificio Rossi e oggi per lo più piazzale parcheggio in attesa di una nuova destinazione d’uso.

Rispettando le caratteristiche dei tipici villaggi operai, oltre che i due corpi di fabbrica, lo Stabilimento Francesco Rossi e la Fabbrica Alta, furono edificati a Schio il quartiere di villette operaie, gli edifici scolastici, la chiesa, il teatro ed il giardino intitolati al francese Joseph-Marie Jacquard, inventore dell’omonimo telaio automatico, ed altri servizi di interesse pubblico oggi per lo più scomparsi o rimodernati per altre attività, pur rimanendone memoria nella documentazione storica come la ghiacciaia comune, lo stabilimento bagni, piscina e lavatoi pubblici.

11 Villaggi operai – Schio, facciata della Fabbrica Alta – Courtesy of Sassi Editore

Schio – La Fabbrica Alta (1862-1863), realizzata su progetto dell’architetto Auguste Vivroux di Verviers sullo stile delle fabbriche belghe e inglesi, misura 80 m di lunghezza e 13,90 di larghezza ed è disposta su 6 piani.

12 Villaggi operai – Schio, ingressi al sistema delle Grotte del Ninfeo – Courtesy of Sassi Editore

Ingresso delle Grotte del Ninfeo realizzate tra il 1859 ed il 1864 all’interno del Giardino Jacquard su progetto dell’architetto Caregaro Negrin.

13 Villaggi operai – Schio, sedile ad esedra nel Parco del Laghetto di Villa Rossi – Courtesy of Sassi Editore

Schio - Particolare del sedile a esedra nel Parco del Laghetto di Villa Rossi.

14 Villaggi operai – Schio, veduta del Giardino dalla Serra verso il teatro Jacquard – Courtesy of Sassi Editore

Schio – Il Giardino Jacquard e la preziosa serra realizzata nel 1859. Nello sfondo il Teatro Jacquard. Giardino e teatro furono intitolati al francese Joseph-Marie Jacquard, inventore dell’omonimo telaio automatico.

15 Villaggi operai – Torviscosa, piazzale Leone Lodi Famiglia rurale 1938 – courtesy of Comune di Torviscosa

Torviscosa – Particolare di una della statua realizzate da Leone Leoni realizzate nel 1938 e dedicate all’agricoltura e all’industria, a sottolineare la duplice natura del progetto imprenditoriale di Torviscosa.

Torviscosa (UD) è una città di fondazione costruita tra il 1937 e il 1942, ovvero una di quelle città nuove sorte in Italia negli anni Trenta del Novecento nei territori di bonifica e caratterizzate da architetture di regime. Torviscosa è al tempo stesso una company town perché la sua fondazione è legata a una grande azienda italiana, la SNIA Viscosa (da cui Torviscosa prende una parte del nome) che all’epoca si dedicava soprattutto alla produzione di fibre artificiali ricavate dalla cellulosa e che trova in questa parte della pianura friulana ancora poco sfruttata un territorio ideale per un esperimento “autarchico”: la coltivazione su larga scala di canna comune da cui ricavare la materia prima per le sue produzioni e l’insediamento di un nuovo grande stabilimento industriale per la sua lavorazione.

Il grande piazzale di ingresso all’abitato, disegnato da Giuseppe De Min nel 1937, è dominato per metà dagli edifici connessi all’attività industriale e dal grande edificio di rappresentanza del CID (Centro Informazione Documentazione), costruito dalla SNIA agli inizi degli anni Sessanta come biglietto da visita della città industriale e luogo di ricevimento delle delegazioni straniere. Utilizzato fino alla fine degli anni Settanta per ospitare la biblioteca tecnica aziendale, è stato recentemente restaurato e riaperto come sede espositiva.

Accanto allo stabilimento, architetti e ingegneri disegnarono e fecero costruire la nuova città, immaginata per espandersi e ospitare fino a 20.000 persone e organizzata per aree funzionali. La struttura originaria non ha subito modifiche sostanziali e ancora oggi sono quindi riconoscibili il villaggio operaio, le case per i tecnici, le ville dei dirigenti, gli spazi del lavoro e quelli per il tempo libero e lo sport. Il fulcro della vita pubblica era rappresentato dalla piazza “Impero” (oggi piazza del Popolo). Progettata dall’architetto Giuseppe De Min nel 1940 secondo il gusto architettonico dell’epoca che si ispirava alle piazze metafisiche di Giorgio De Chirico, è dominata dall’edificio del Comune caratterizzato dalla torre dell’arengario e dal suo balcone.

16 Villaggi operai – Torviscosa, stabilimento industriale – Courtesy of Comune di Torviscosa

Torviscosa – Stabilimento Industriale. La parte più vecchia delle strutture industriali risale agli anni 1937 – 1940 e fu progettata dall’architetto Giuseppe De Min.

17 Villaggi operai – Torviscosa, stabilimento industriale – Laboratorio ricerche – Courtesy of Comune di Torviscosa

Torviscosa – Tra gli edifici che componevano l’impianto per la produzione di cellulosa, a metà circa del complesso è posto il Laboratorio Ricerche e Controlli, facilmente riconoscibile dall’iscrizione.

18 Villaggi operai – Torviscosa, villaggio operaio case gialle – Courtesy of Comune di Torviscosa

Torviscosa – Villaggio operaio, le case gialle. il villaggio operaio di Torviscosa è costituito da due gruppi di case di diversa tipologia: le case chiamate “colombaie” per le loro caratteristiche architettoniche che ricordano le casette per i colombi e le “case gialle”, più modeste rispetto alle prime e realizzate tra il 1941 e il 1944.

19 Villaggi operai -Torviscosa, il Ristoro – Courtesy of Comune di Torviscosa

Torviscosa – Tra gli edifici dedicati al lavoro il Ristoro, con la tipica scritta fascista.

20 Villaggi operai – Tresigallo, SIARI burro e caseina – Courtesy of Archivio di Tresigallo

Tresigallo – La SIARI, una delle fabbriche impiantate negli anni della rifondazione. La SIARI (Società Incremento Agricolo e Rinnovamento Industriale) era dedita alla lavorazione del latte con la sua trasformazione in burro, caseina e quindi lana sintetica.

Diversa da Torviscosa, Tresigallo (FE) non venne concepita come la città del padrone, finalizzata allo sfruttamento delle risorse in loco e costituita da una società divisa in classi, come non ebbe una produzione monofunzionale (Torviscosa la cellulosa); la nuova Tresigallo invece, prendendo vita dalle idee di sindacalismo integrale di Rossoni, si trasforma da borgo agricolo in crisi a un vero polo agro-industriale di scala regionale – con fabbriche destinate a vari scopi: dalla produzione di attrezzature meccaniche per l’agricoltura al trattamento industriale dei prodotti agricoli proveniente dal circostante latifondo bonificato (canapa, barbabietola, latte, frutta), fino alla produzione di una merceologia autarchica, ricavata principalmente dalla lavorazione della fibra della canapa o dei suoi sottoprodotti.

21 Villaggi operai – Tresigallo, campo sportivo – Courtesy of Piero Cavallina

Tresigallo - La monumentale entrata del Campo Sportivo, realizzato in marmo travertino.

22 Villaggi operai – Tresigallo, CATEXIL – Courtesy of Archivio di Tresigallo

Tresigallo – La CATELIX, azienda impegnata nella trasformazione della canapa in fiocco pregiato.

23 Villaggi operai -Tresigallo, SAIMM – Courtesy of Piero Cavallina

Tresigallo – La SAIMM (Società Anonima Industriale Meccaniche e Metallurgiche),azienda impegnata nella produzione di macchine agricole.

24 Villaggi operai – Tresigallo, scuole elementare – Courtesy of Piero Cavallina

Tresigallo – Scuola Elementare. Tra i servizi pubblici offerti alla comunità di Tresigallo, naturalmente la Scuola Elementare, oltre all’asilo nido, la scuola di ricamo, il teatro corporativo, la sala da ballo, i bagni e molto altro.

MOSTRA LISTA COMPLETA

_________________________________________________________________________________ (Testi a cura di Simona Politini, Presidente dell’Associazione Archeologiaindustriale.net )

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